Resistenza culturale

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Empoli, sabato 7 dicembre 2002.

L'informatica e' piu' strategica di quanto possa sembrare anche dopo un'attenta valutazione. Si tratta di una meta-tecnologia ovvero una tecnologia che serve a crearne altra: ogni oggetto, servizio che utilizziamo contiene massicce quantita' di software, gli abiti che indossiamo, un bicchiere d'acqua, le vacanze, un buon libro, i trasporti, la cultura, il divertimento.

Chi controlla il software oggi controlla gran parte della nostra vita

Oggi i nostri strumenti (programmi e software in generale) di produzione, diffusione, fruizione della cultura sono controllati da altri.

Gli strumenti di formazione (culturale, sociale, personale) delle giovani generazioni sono controllati da altri. Sono pensati, progettati, costruiti da altri. Sono conosciuti, nel loro funzionamento, da altri.

Per "altri" si intendono alcune (pochissime) multinazionali che progettano e producono praticamente tutto il software da noi utilizzato.

La forma e la logica di funzionamento degli strumenti di studio e di crescita dei giovani e' decisa altrove, dal consiglio di amministrazione di potenti societa' straniere.

Noi non sappiamo come funziona la tecnologia che usiamo. Loro lo sanno. E ce la danno solo in uso.

Il software e le tecnologie proprietarie sono inconoscibili a chiunque.

Siamo sottomessi a una oppressione culturale.

Oggi e' ancora aperta una via d'uscita. La via di salvezza si chiama Software Libero.

Col Software Libero e' possibile conoscere la tecnologia che usiamo, e' possibile essere padroni delle proprie scelte, creare i propri modelli culturali, e' possibile che il sapere rimanga un bene legato al territorio e alla comunita' che lo usa e lo sviluppa.

Oggi e' ancora possibile utilizzare il software Libero perche' l'hardware e' ancora "aperto", ovvero se ne conosce la struttura e il modo in cui lavora.

Trust di livello mondiale si stanno organizzando per bloccare, chiudere, nascondere anche il funzionamento dell'hardware: mai piu' standard aperti e pubblici.

Le porte della stalla si stanno per chiudere e i buoi non si stanno ancora apprestando a fuggire: presto iniziera' la mungitura economica e soprattutto quella culturale.

Utilizzeremo tecnologia che non comprendiamo e che PER LEGGE non potremo comprendere. Gli strumenti per creare, diffondere, fruire l'informazione saranno noti e controllati soltanto da pochi amministratori delegati sparsi chissa' dove nel mondo.

Il progresso e l'obsolescenza tecnologica saranno amministrati da pochi individui e non siamo sicuri che questi pochiindividui siano nostri amici...

Ancora c'e' speranza: utilizziamo immediatamente e diffusamente il Software Libero. Iniziamo adesso, iniziamo a Firenze, iniziamo in Toscana. La Resistenza Culturale e' oggi possibile, e' possibile in Toscana, e' possibile ancora per poco.

Diventa da oggi necessaria la totale migrazione al Software Libero su vasta scala, in modo da creare un mercato Libero, in modo da creare conoscenza legata al territorio e alla nostra societa', in modo da autodeterminare i modelli di sviluppo del pensiero e della societa' in cui viviamo.

I passi sono tre, semplici ma non facili: migrazione all'utilizzo del Software Libero per l'universita' e la scuola di ogni grado, successiva migrazione della Pubblica Amministrazione, migrazione dei privati (aziende e singoli cittadini) con l'aiuto tecnico delle universita' e delle scuole.

Detto cosi' sembra facile. In realta' e' quasi impossibile.

Nel 'quasi' e' contenuta tutta la speranza per un futuro culturalmente libero. Il nostro futuro.


Eccone la traduzione in francese, fa un certo effetto.

Grazie all'amico Alain


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